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Castello Aragonese Ischia

Castello Aragonese, l’isola nell’isola

La prima immagine che si ha di Ischia, a bordo del traghetto o dell’aliscafo, quando non ancora non si è varcata la soglia del porto, è quella del Castello Aragonese. Giusto per tenere alte le aspettative degli ospiti. L’eremo sorge su un isolotto di roccia trachitica collegato al versante orientale dell’isola da un ponte in muratura lungo 220 mt. L’altezza è di di 113 metri sopra il livello del mare e presenta una superficie di circa 56.000 mq.

Castello Aragonese Ischia
Castello Aragonese Ischia

 

LA STORIA Nato come mezzo di difesa, oggi, dopo 25 secoli, è il simbolo di Ischia conosciuto in tutto il Mondo. La sua presenza testimonia le civiltà che nel tempo si sono susseguite sullo scoglio, dai greci ai romani, dagli Aragona fino ai Colonna. L’isolotto sul quale sorge il Castello Aragonese si formò probabilmente 300 mila anni fa a causa di una eruzione. La prima pietra del Castrum Gironis fu posta nel 474 a.c. da Gerone da Siracusa, arrivato in aiuto dei Cumani nella guerra contro i Tirreni che per riconoscenza gli cedettero l’intera isola. In seguito, precisamente nel 315 a.C., i romani fondarono proprio ai piedi del Castello la città di Aenaria: durò 165 anni prima che l’eruzione del Montagnone la distrusse. Con l’invasione dei barbari la fortezza divenne strumento difensivo a protezione delle irruzioni di Visigoti, Vandali, Arabi, Normanni, Svevi e Angioini. Ciò che è oggi lo si deve però ad Alfonso d’Aragona, il quale fece innanzitutto costruire un ponte di legno per raggiungere l’isolotto e realizzò altre mura e fortificazioni mentre all’interno furono realizzati gli alloggi reali e quelli per i cortigiani, la truppa e i servi. Nel XVI secolo il Castello visse un periodo di massimo splendore, con le nozze del 27 dicembre del 1509 nella sua cattedrale tra Fernando Francesco D’Avalos e Vittoria Colonna. Con l’arrivo della poetessa il Castello Aragonese ospitò artisti come Michelangelo, Ariosto, Jacopo Sannazaro e Giovanni Pontano. La peste prima (nel 600) e gli scontri tra borboni e francesi (primi anni dell’800) poi segnarono la fine dell’idillio con la fortezza, che nel frattempo era divenuta carcere politico, che si ridusse a cumulo di macerie. Nel 1860, con l’arrivo di Garibaldi a Napoli, anche Ischia si unì al Regno d’Italia e il Castello modificò la propria destinazione d’uso, non più carcere. L’8 giugno del 1912 il Castello Aragonese verrà venduto all’Asta e sarà acquistato da Nicola Ernesto Mattera che inizierà una lunga serie di restauri. Dal 1965 in poi la famiglia Mattera opererà per la rinascita del Castello con opere di restauro imponenti, fino ad arrivare all’apertura al pubblico di gran parte della struttura verso la fine degli anni ‘90.

COSA VEDERE La visita comincia con il panorama del Terrazzo dell’Immacolata con vista sul Borgo di Ischia Ponte e sulla Spiaggia dei Pescatori; in secondo piano si vedono la zona collinare e la vetta del monte Epomeo. Si prosegue per la Chiesa dell’Immacolata la cui imponente cupola viene notata da tutta la città. Fondata nel XV secolo, è di stile barocco. Attraverso una porta si giunge nel monumentale convento delle Clarisse. Fondatrice del convento fu la nobil donna napoletana Beatrice Quadra, vedova d’Avalos, nel 1575. Al di sotto è situato il cimitero delle monache che vissero nel convento tra il 1577 e il 1809: invece di venire atterrate, una volta morte, venivano poste su delle seggiole in muratura, tuttora visibili, che avevano di sotto un vaso bucato di creta detto scolatoio. Arriva quindi il momento di una piacevole sosta presso la Caffetteria del Monastero: mentre ci si rinfresca seduti a tavolino immersi tra buganvillee, ginestre, gelsomini e lantane, si possono ammirare i ruderi della Cattedrale dell’Assunta che dialogano armonicamente con la Baia di Sant’Anna. Da qui si passa alla Casa del Sole, antica costruzione del Castello, nella quale oggi sono esposti resti delle epoche passate ed arte moderna. Attraversando l’abitazione si accede a meravigliosi sentieri e terrazzi, al bar “Il Terrazzo”, alla rigogliosa vegetazione del Castello e alle antiche chiese e monumenti. La Chiesa ortogonale di San Pietro a Pantaniello risale al periodo rinascimentale, metà del secolo XVI e conserva tutta la sua grazia architettonica. Nei pressi della chiesa si trovano i palmenti, delle vasche usate fin dall’antichità per la procedura della vinificazione. Il Carcere Borbonico, ennesima tappa da visitare, ci ricorda la trasformazione avvenuta nel 1823 per volontà dei Borbone. Completano il tour la bellissima Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Torre di Difesa dalla quale ci si riparava dagli assalti di pirati e invasori, la Chiesa della Madonna Libera e la Cattedrale dell’Assunta. Quest’ultima fu la sede del matrimonio tra Vittoria Colonna e Ferrante D’Avalos. La Galleria d’Uscita chiude la visita: si tratta di una maestosa galleria scavata con lo scalpello nella roccia tufacea da Alfonso d’Aragona nel 1441. È illuminata con lucernari maestosi con duplice funzione, oltre ad illuminare la galleria avevano anche funzione difensiva.

INFO E COSTI Dal 1912 il Castello Aragonese è di proprietà privata, si tratta quindi di uno dei pochi esempi in Italia di monumento privato che si finanzia da sé. I proprietari curano manutenzione e restauro grazie agli introiti del biglietto di ingresso e delle varie attività e manifestazioni in esso organizzate. Spesso, vengono ospitate mostre di arte e pittura, così come eventi di cultura di vario genere. La struttura è visitabile tutto l’anno, 7 giorni su 7 dalle 9 alle 16 d’inverno e dalle 9 alle 20 d’estate. L’ultimo biglietto viene emesso un’ora prima della chiusura e le tariffe sono di 10 euro per gli adulti, 9 euro per i gruppi, 6 euro per i ragazzi da 10 a 14 anni e gratis per i bambini fino a 9 anni.

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